Il 30 luglio 2026 la Commissione europea ha aperto il bando ufficiale per selezionare i consorzi che costruiranno fino a sette AI Gigafactory sul territorio dell'Unione. La procedura è gestita dalla European High Performance Computing Joint Undertaking (EuroHPC JU), impresa comune che il 20 gennaio 2026 ha ricevuto un mandato ampliato per coprire esplicitamente la missione delle Gigafactory. La gara chiude il 12 novembre 2026; le aggiudicazioni sono attese a inizio 2027; la costruzione partirà nello stesso anno; i primi impianti entreranno in funzione, se il calendario reggerà, intorno alla metà del 2028.
Chi ha deciso. La decisione formale appartiene alla Commissione europea, che ha disegnato il bando e ne ha definito le soglie tecniche e finanziarie. Le soglie sono alte: le strutture medie devono partire da almeno 25.000 acceleratori equivalenti a NVIDIA H100, quelle grandi da almeno 40.000. Il contributo europeo arriva fino a 500 milioni per una struttura media, da raddoppiare con risorse nazionali. Il bando è articolato in due lotti: il primo finanzia fino a quattro Gigafactory con un contributo UE fino a 100 milioni nella prima fase e fino ad altri 400 milioni nella seconda; il secondo prevede strutture di scala superiore con contributi fino a un miliardo. Diciotto Stati membri, tra cui l'Italia, hanno firmato l'accordo di procurement congiunto con EuroHPC. La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, ha definito l'apertura del bando una pietra miliare verso l'obiettivo di fare dell'Europa il continente dell'intelligenza artificiale.
Chi beneficia. Il bando elenca come destinatari startup, PMI, industria, accademia e pubbliche amministrazioni europee, che accederebbero alla capacità di calcolo per addestrare, ottimizzare e usare modelli di frontiera. Tuttavia la struttura finanziaria rivela un secondo livello di beneficiari immediati. I consorzi che si aggiudicheranno la gara potranno acquistare hardware da qualsiasi fornitore europeo o di Paesi ritenuti alleati. Ma non esiste oggi, nelle quantità richieste dal bando, nessun produttore europeo capace di fornire chip comparabili a quelli necessari. La Commissione ha risolto la contraddizione nello stesso atto con cui ha aperto la gara: ha firmato tre lettere di intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm, nell'ambito dell'accordo commerciale UE-USA, per garantire ai futuri consorzi un accesso agevole alle apparecchiature. I tre produttori sono tutti statunitensi. Il mercato degli acceleratori ad alta densità rimane quindi, al momento del bando, un oligopolio a controllo americano, e il bando europeo, nella sua parte hardware, lo consolida anziché aggirarlo.
Chi paga. La quota pubblica immediata è fino a 10 miliardi di euro, combinazione di fondi europei e nazionali. La speranza dichiarata è che questa cifra attivi almeno 20 miliardi di investimenti privati, per un totale superiore a 30 miliardi. Il meccanismo è quello della leva finanziaria: il denaro pubblico come garanzia per il capitale privato. Chi copre la parte pubblica sono i contribuenti dei diciotto Stati membri che partecipano al procurement congiunto. La quota di ciascun Paese non è ancora distribuita pubblicamente in modo analitico. C'è un ulteriore nodo finanziario che alcune fonti segnalano: la Commissione può impegnare subito soltanto una parte delle somme previste, mentre il resto dipende dal prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione, non ancora adottato. La certezza dei 10 miliardi pubblici è quindi parziale, e legata a negoziati di bilancio futuri.
Il caso Italia. Il Paese è tra i diciotto firmatari del procurement congiunto e nell'aprile 2026 EuroHPC ha firmato un contratto per rafforzare le capacità AI dell'infrastruttura italiana. Per il bando delle Gigafactory, l'Italia si candida con un consorzio che include Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I. Il sito, l'investimento complessivo e la quota pubblica italiana non sono ancora noti pubblicamente. Francia e Spagna hanno già reso pubblici capitali e siti dei rispettivi progetti. L'assenza di questi dati sul candidato italiano è informazione: indica che la decisione industriale interna non è ancora consolidata, o che è stata tenuta riservata in attesa della gara.
La struttura di questa notizia può essere letta come segue. La Commissione europea spende denaro pubblico per costruire infrastrutture che, nella fase attuale, non possono fare a meno di chip americani. La narrativa è quella della sovranità tecnologica; il documento contrattuale annesso, le lettere di intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm, descrive una dipendenza strutturale che il bando non risolve, ma gestisce. Questo non è un giudizio di valore sul bando in sé: costruire capacità di calcolo propria è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per ridurre la dipendenza nel lungo periodo. Il punto strutturale è che la sovranità tecnologica dichiarata oggi si appoggia, per necessità, sulle stesse catene di fornitura da cui intende emanciparsi.
data 2026-08-25, 07:32 ora di Roma
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