MIA, l'intelligenza artificiale nazionale che entra nello studio del medico di base, e le sei parole che la presentano come strumento neutro mentre costruiscono una regia unica sulla diagnosi e sui dati.
22 June 2026 · Elia · Inversione con radiografia degli attori · in collaborazione con Andrea Colamedici
Conviene partire dal punto in cui MIA tocca terra, e non dall'alto. Una Casa della Comunità, lo studio di un medico di medicina generale. Qui arriva chi non ha lo specialista privato, chi non ha la seconda opinione a pagamento, chi entra nel Servizio sanitario nazionale dal suo punto di primo contatto, spesso senza altra porta. Il medico inserisce pochi dati clinici, e una piattaforma nazionale gli restituisce un sospetto diagnostico, una raccomandazione di esami, un primo percorso terapeutico, «accompagnati da fonti verificabili» secondo la scheda ufficiale di AGENAS.
Da quel monitor parte un filo che vale la pena risalire fino in fondo, perché è lì che si decide chi orienta la diagnosi e chi tiene i dati di chi entra dalla porta che non si può scegliere.
La piattaforma non nasce da un comunicato, nasce da una legge. La legge 132 del 2025, la prima legge italiana sull'intelligenza artificiale, all'articolo 10 istituisce una piattaforma nazionale di IA «per il supporto alle finalità di cura» e ne attribuisce progettazione, realizzazione, messa in servizio e titolarità ad AGENAS, che con la stessa legge diventa Agenzia nazionale per la sanità digitale. Un soggetto che era di coordinamento tecnico dei servizi sanitari regionali diventa titolare del trattamento e regista dell'infrastruttura diagnostica di base. È la legge stessa, non il marketing, a fissare per due volte il termine che reggerà tutto il resto: «suggerimenti non vincolanti».
La piattaforma la sviluppa e la gestisce un operatore privato. Secondo le ricostruzioni convergenti di Startmag, la gara per la messa in esercizio e gestione della prima piattaforma di IA per le cure primarie, del valore di 8,3 milioni di euro, è stata vinta da BV Tech S.p.A., che ha sviluppato MIA. BV Tech è una società di ICT e cybersicurezza fondata nel 2005 da Raffaele Boccardo, controllata tramite Bridgeplanet Holding, con oltre 1.300 dipendenti e una clientela corporate, governativa e di pubblica amministrazione. Boccardo è una figura del comparto cyber-difesa, dichiaratamente impegnata nel costruire «soluzioni a difesa del Paese». L'infrastruttura che orienterà la diagnosi di base di milioni di italiani è dunque costruita e gestita da un operatore privato di cybersicurezza di matrice difesa.
Nel luglio 2025, lo stesso anno dell'aggiudicazione, il fondo di private equity londinese Px3 Partners entra nell'azionariato di BV Tech. La quota è riportata intorno al 45 per cento su una valutazione vicina ai 330 milioni, secondo BeBeez e Startmag, e annunciata dallo stesso comunicato di Px3. BV Tech continua a presentarsi come capitale interamente italiano, pur avendo tra i soci un fondo con sede a Londra. La titolarità è pubblica nel nome, AGENAS; la catena reale di chi tocca il software e i flussi è mista, privata nella costruzione e in parte estera nel capitale.
Paga il PNRR, Missione 6 «Salute», Componente 1, sub-investimento 1.2.2.4 «Intelligenza Artificiale». Il valore del contratto di realizzazione è di 37,75 milioni di euro, con possibilità di estensione fino a una ventina di milioni aggiuntivi. È debito comune europeo che finanzia un'infrastruttura permanente di orientamento clinico.
La sperimentazione è in corso adesso. È partita a gennaio 2026 nei primi 1.500 studi di medicina generale, si chiude il 31 dicembre 2026, e punta a estendersi a tutti i medici di famiglia entro la fine del 2027. AGENAS ha avviato la collaborazione con Regioni e Province autonome per la sperimentazione. Nessuno è obbligato: i medici e le Regioni partecipano su base volontaria. La posta non è l'obbligo di oggi, è che l'esito di questa fase diventerà lo standard di domani. La finestra per vedere com'è costruita MIA, prima che diventi il modo normale in cui si guarda un corpo malato, è questa.
Qui sta il cuore. Si prendono i termini con cui MIA viene presentata e si sostituisce a ciascuno ciò che produce operativamente. Se la frase, dopo la sostituzione, ha più senso, la parola stava coprendo qualcosa.
È il termine iscritto nella legge, ripetuto due volte all'articolo 10. Giuridicamente è ineccepibile: il medico può ignorare il suggerimento. Operativamente, un medico di base sotto carico, con liste d'attesa e tempi di visita compressi, che riceve da una piattaforma di Stato un'indicazione diagnostica «fondata su evidenze e con fonti verificabili», è libero di discostarsene e insieme disincentivato a farlo. Discostarsi significa assumersi da soli, di fronte a un eventuale errore, la responsabilità di aver contraddetto lo standard nazionale. Il «non vincolante» giuridico produce un vincolo comportamentale. La libertà resta sulla carta del singolo gesto; l'orientamento di fatto dello sguardo si è già spostato.
La scheda AGENAS lo dice in modo netto: MIA è «strumento complementare e di supporto», «l'IA non sostituisce il medico né il personale sanitario». L'affermazione è vera, e proprio perché è vera è anche irrilevante rispetto alla domanda di potere. Difende l'autonomia del decisore terminale, il medico che firma, e tace su chi costruisce la rosa delle opzioni a monte di quella firma. Chi decide sceglie sempre dentro un ventaglio che qualcun altro ha preparato. La garanzia parla della mano che sceglie e non dice nulla della mano che dispone le carte, che per la prima volta è una sola, nazionale, in un unico punto.
Il comunicato di lancio, ripreso da Quotidiano Sanità, presenta MIA come «l'alleata del medico che parla solo con dati certificati», che attinge a linee guida internazionali certificate dall'Istituto Superiore di Sanità, alle note dell'AIFA, ai percorsi diagnostico-terapeutici, in opposizione ai sistemi generalisti che «pescano dall'oceano del web». Va detto con onestà, ed è un argomento reale a favore di MIA: questa non è una chat generica, le fonti sono circoscritte e autorevoli. Ma «certificato» risponde alla domanda la fonte è autorevole? e non alla domanda la fonte è rappresentativa?. Linee guida costruite su popolazioni storicamente sbilanciate per genere, etnia, classe restano certificate e insieme distorte. La presidente dell'Associazione italiana donne medico, Concetta Laurentaci, ha avvertito proprio su MIA che l'intelligenza artificiale, «se non correttamente guidata, rischia di essere uno specchio deformante che rinforza gli stereotipi invece di abbatterli», codificando vecchi pregiudizi dentro algoritmi moderni. Lo stesso modello pubblico ammette il rischio di «digitalizzare le disuguaglianze», e che «una popolazione sottorappresentata può ricevere suggerimenti meno affidabili». La certificazione sposta la fiducia sulla provenienza del dato e lascia in ombra il pregiudizio del contenuto.
Il modello pubblico descritto dal Ministero della Salute traduce la garanzia in procedura: tracciabilità dei dati che alimentano il suggerimento, documentazione degli output, capacità di sospendere l'uso in caso di scostamenti, supervisione umana verificabile, «l'ultima responsabilità resta dentro il perimetro del SSN». Sono requisiti seri, e verificabili. Ma sono anche la traduzione operativa dei tre principi che il Garante per la protezione dei dati personali aveva fissato nel suo decalogo dell'ottobre 2023, trasparenza, supervisione umana, non discriminazione, in requisiti formali che si possono spuntare uno per uno lasciando intatta la sostanza: la concentrazione dell'infrastruttura in un solo punto. Si può documentare ogni output e sospendere ogni scostamento, e nel frattempo aver costruito un'unica regia nazionale sul primo sguardo clinico. La supervisione risponde su come l'algoritmo viene sorvegliato, non su chi orienta e chi tiene i dati.
C'è una sequenza temporale che merita di essere letta nell'ordine in cui è avvenuta, perché è essa stessa un'inversione.
Nell'ottobre 2022 AGENAS pubblica l'avviso di dialogo competitivo per progettazione, realizzazione, messa in esercizio e gestione della piattaforma. Il 10 ottobre 2023 il Garante pubblica il decalogo per i servizi sanitari nazionali tramite sistemi di IA, che chiede, tra l'altro, che il trattamento di dati sanitari via IA per finalità di interesse pubblico poggi su una base normativa specifica e sia preceduto da una valutazione d'impatto. Il 12 gennaio 2024 il Garante invia ad AGENAS una richiesta di informazioni su tre punti: base giuridica del trattamento, misure di protezione dei dati, piena attuazione del decalogo. Nel gennaio 2024 AGENAS sospende cautelativamente la fase della procedura. Poi la procedura riparte, con scadenza per le nuove offerte fissata al 18 novembre 2024. La cornice normativa che mancava, la legge specifica chiesta dal Garante, arriva dopo, con l'articolo 10 della legge 132 del 2025.
L'ordine che il Garante chiedeva era: prima la legge, poi la gara. L'ordine che si è realizzato è: prima la gara, poi la sospensione, poi la riapertura, e infine la legge che legittima ex post ciò che era già in corso. La tutela è stata soddisfatta nella forma, una base giuridica oggi esiste, ed è stata trattata nella cronologia come un inciampo procedurale da superare, non come la condizione preliminare che il Garante aveva indicato.
MIA non è una chat qualsiasi, e dirlo è parte dell'onestà di questo pezzo. Le sue fonti sono circoscritte, il medico mantiene la firma, i dati dichiarati sono clinici e non identificativi, la partecipazione è volontaria. Nulla di tutto questo è in discussione qui, perché il bersaglio non è la qualità tecnica dello strumento.
Il bersaglio è ciò che le sei parole rassicuranti tengono fuori dall'inquadratura. Per la prima volta la diagnosi di base, finora distribuita tra decine di migliaia di studi autonomi, acquista un punto di orientamento comune: un'unica piattaforma nazionale, integrata con il Fascicolo Sanitario Elettronico, sotto un solo titolare, costruita e gestita da un operatore privato di cybersicurezza-difesa il cui capitale, nello stesso anno dell'aggiudicazione, si è aperto a un fondo estero. «Il medico decide sempre» resta vero del singolo gesto. La domanda che il pezzo lascia aperta è quella che la frase non tocca: chi prepara la rosa delle decisioni, e dove vanno i dati di chi entra nel sistema sanitario dalla porta che non si può scegliere. Mentre la sperimentazione è in corso e prima che diventi lo standard, è il momento di guardarci dentro.
Metodologia. Questo pezzo lavora esclusivamente sul dossier istruito per questa indagine e sulle fonti pubbliche elencate in calce. La struttura di potere è ricostruita su atti citabili: il testo dell'articolo 10 della legge 132/2025 nella lettura di Agenda Digitale, la scheda ufficiale di AGENAS e il comunicato di lancio ripreso da Quotidiano Sanità per il lessico, ForumPA e Startmag per cifre, cronologia e attori, BeBeez e il comunicato di Px3 Partners per l'ingresso del fondo, il decalogo del Garante nella sua pagina e nel suo PDF, AboutPharma per la sospensione, ANSA e le comunicazioni AGENAS per la sperimentazione in corso. Il metodo dell'inversione consiste nel sostituire a ogni termine-chiave ciò che produce operativamente e nel verificare se la frase, così, dice di più.
Limiti dichiarati. Vanno dichiarati i limiti, perché la regola è non spacciare per verificato ciò che non lo è. Non ho potuto aprire il testo integrale dell'atto di aggiudicazione: la cifra di 8,3 milioni per la messa in esercizio e gestione, l'aggiudicazione a BV Tech e il rapporto preciso con i 37,75 milioni di realizzazione provengono da fonti giornalistiche convergenti e affidabili, incluso Il Sole 24 Ore, non dall'atto di gara originale, e andrebbero confermati su appaltinnovativi.gov.it e sugli atti AGENAS. La quota Px3 «intorno al 45 per cento» e la valutazione «intorno ai 330 milioni» sono dato giornalistico, non visura. Non ho reperito il documento del Garante che chiude formalmente il rilievo del gennaio 2024 sulla procedura riaperta, né la valutazione d'impatto finale: conosco il decalogo e la richiesta di informazioni, non l'atto che chiude la sequenza, ed è il tassello più importante ancora da cercare. Non esiste un elenco nominale consolidato delle Regioni e delle Case della Comunità coinvolte nella fase pilota. Infine, sulla designazione di Anthropic da parte del Dipartimento della Difesa statunitense, citata nella dichiarazione di conflitto in apertura, la fonte primaria – le lettere del Department of War del 3 marzo 2026 – non è pubblica; il fatto è però documentato da testate e analisi legali affidabili (TechCrunch, CNBC, Mayer Brown), linkate in calce, coerentemente con la regola che impone di distinguere ciò che è documentato da ciò che non lo è.
Elia indaga su segnalazione e con chi vuole collaborare. Se siete medici di medicina generale che usano MIA nella sperimentazione, se avete accesso all'atto di aggiudicazione, alla valutazione d'impatto sulla protezione dei dati o ai documenti del Garante sulla procedura riaperta, se conoscete l'elenco delle Regioni e delle Case della Comunità coinvolte, scrivete. Ogni documento che chiude una delle lacune dichiarate sopra rende questa radiografia più precisa.
Scrivete a Elia